Identità e storia di una città complessa

Dal Medioevo ad oggi la città ha conosciuto profonde trasformazioni del suo tessuto sociale, economico ed urbanistico, così da assumere diverse identità e funzioni in relazione ai differenti contesti storici. Quando nel 1296 nasce la contea con l’assegnazione del titolo a Manfredi Chiaramonte, Modica rappresenta un modello esemplare di città fortezza. col suo castello e l’antica chiesa madre di San Giorgio, essa si erge a baluardo inespugnabile nella lunga ‘guerra  civile  che oppone  le fazioni latina e catalana che si contendono il dominio dell’isola. Anche quando l’investitura feudale passerà alla famiglia Cabrera (1392 - 1480) non verrà meno l’impianto militare della cittadella: fuori dalle sue mura, tuttavia, il ghetto ebraico del quartiere Cartellone mette in evidenza le relazioni multiculturali degli abitanti, almeno fino al tragico pogrom del 1474. Con gli Henriquez-Cabrera Modica vive un intensa stagione di città capitale. Nei secoli XVI e XVII la diffusione dell’enfiteusi e la privatizzazione della terra, la formazione dei patriziati locali e la conquista delle autonomie municipali ( la riforma di Bernaldo del Nero del 1542 e le successive modifiche del 1549 e 1564 ), la crescita degli apparati burocratici e di servizio della contea ( tribunale del Patrimonio, Corte di Appellazione, Caricatoio di Pozzallo ) assegnano alla città un ruolo istituzionale e di direzione politica nella Sicilia sud orientale. In questa eccezionale “età dell’oro” della contea, L’impianto urbanistico si distende dalle rocche alla vallata sottostante, grazie alla sontuosa cortina edilizia di conventi, chiese e monasteri. Il terremoto del 1693 e l’epidemia del 1709 provocano una crisi drammatica  di risorse umane e materiali, ma generano nel contempo una straordinaria voglia di riscatto che si traduce  nella scenografia tardo barocca dell’architettura religiosa e civile. La felice congiuntura settecentesca coincide perciò con la definizione di Modica  come città d’arte e di cultura: è questa la stagione delle Accademie letterarie, della poesia (Girolama Grimaldi Lorefice ), della filosofia (Tommaso Campailla), e della medicina (Gaspare Cannata e Michele Gallo).
L’ottocento segna la fine giuridica della contea e la formazione del nuovo stato unitario, nel quale si sviluppa pienamente la dimensione della città borghese. Dal 1861 al 1901, con una contemporanea espansione del carrubeto, del vigneto e dell’allevamento zootecnico, si potenziano le funzioni  “ “terziarie” del centro urbano, che con i suoi uffici, le sue scuole prestigiose (l’Istituto Tecnico e il liceo Classico) e le strutture bancarie e commerciali, promuove lo sviluppo agro- mercantile del territorio ibleo. Letterati come Serafino Amabile Guastella, agronomi di fama internazionali come Clemente Grimaldi,  storici come Raffaele Solarino, qualificano l’alto livello della produzione scientifica  ed intellettuale. Sarà piuttosto il XX secolo ad inaugurare una lunga fase di declino e di stagnazione della città, allorché l’elevazione di Ragusa a capoluogo provinciale (1927) e la scoperta del petrolio (1953) finiranno per spostare altrove la  leadership urbana ; lo stesso “oro verde” (ortofrutta e serre ) della fascia costiera  renderà autonomi centri come Ispica, Scicli, Pozzallo, un tempo “satelliti” dell’antica capitale della contea. Nel corso dell’ultimo decennio, tuttavia, Modica registra alcune opportunità positive, legate alla vicinanza del nuovo porto di  Pozzallo, alla crescita del settore agro-turistico, all’inserimento di un importante polo commerciale, alla valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, che potranno rilanciare il ruolo di città-compresorio.
                                                                                                                       

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